Funivie Gottardo

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Passo del San Gottardo



Il Passo del San Gottardo, in tedesco Gotthardpass, è uno dei più importanti valichi alpini. Situato nella parte centrale dell'arco alpino. Collega da nord a sud la valle della Reuss e la valle Leventina. Prende il nome da Gottardo, un vescovo bavarese vissuto attorno all'anno Mille e beatificato cento anni dopo la sua morte.

Indice

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  • 1 Storia
  • 2 Galleria ferroviaria del San Gottardo
  • 3 Galleria autostradale del San Gottardo
  • 4 Galleria ferroviaria di base NEAT (Alptransit)
  • 5 Voci correlate
  • 6 Collegamenti esterni
  • 7 Altri progetti

Storia [modifica]

In epoca romana furono altre le vie preferite per superare le Alpi partendo dalla Lombardia verso nord; molto più utilizzati erano i valichi del Settimo, del San Bernardino e del Lucomagno. In particolare per il trasporto delle merci, il valico del Settimo e quello del Lucomagno erano dotate di una strada carrabile, mentre il San Gottardo e il San Bernardino potevano solo essere valicati a piedi o con muli. Giacché un animale da soma trasporta circa un terzo di quanto è possibile trasportare con un carro, per il trasporto merci i percorsi via Settimo e Lucomagno erano preferiti al Gottardo, sebbene la strada fosse lunga quasi il doppio.

Versante sud del Passo del San Gottardo

Il Gottardo, pur essendo il passaggio più breve, presentava sia sul versante sud, con tre importanti gole in Leventina, che sul versante nord, con la gola della Schöllenen, degli ostacoli importanti e, in presenza di cattivo tempo, molto difficilmente superabili. I Walser, che nel XII secolo erano giunti attraverso il Passo della Furka in Urserental (la valle urana che si trova a monte della gola), con le loro notevoli capacità tecniche, acquisite nella costruzione di strade e ponti in Vallese, edificarono il primo ponte nella gola della Schöllenen, chiamato ponte del diavolo e la Twärrenbrücke, una passerella sospesa alla viva roccia, lunga una sessantina di metri, che permetteva l'accesso al ponte che superava la Reuss. Questa opera venne realizzata agli inizi del XIII secolo. Con la realizzazione di questi manufatti il passo acquisì per la prima volta importanza europea e fu determinante per i destini delle popolazioni che popolavano i due versanti.

Il valico del Gottardo è citato nel Annales Stradenses, guida per pellegrini che dal nord Europa vogliono raggiungere Roma o la Terrasanta, redatta a metà del XIII secolo. Nel 1230 venne consacrata la cappella dedicata a San Gottardo, posta sul valico, dall'arcivescovo milanese Enrico da Settala. Assieme alla chiesetta venne edificato anche un ospizio che, con quello presente al Monte Ceneri retto dai Gerosolimitani, quello di Santa Maria di Pollegio condotto dagli Umiliati e quello situato a nord del passo a Seedorf, che apparteneva ai Lazzariti, completava una adeguata rete di assistenza ai pellegrini e viandanti. Le valli immediatamente a sud del passo si erano già liberate da ogni sovranità di signori locali, siglando nel 1182 il Patto di Torre. Con quell'atto le comunità di Blenio e Leventina si allearono e imposero la distruzione di tutti i castelli che si trovavano sul loro territorio, ammettendo come unica autorità quella della Chiesa.

Furono invece i soldi che la comunità urana ricavava dai traffici sul passo a permettere il riscatto dalla casa di Asburgo con l'ottenimento del diritto di avvocazia nel 1231 e nello stesso anno ottennero l'immediatezza imperiale che li sciolse da ogni vincolo con gli Asburgo e li pose sotto la diretta giurisdizione imperiale. Questi privilegi permisero alle popolazioni locali di avere l'effettivo controllo sul valico. Questo controllo da un lato forniva buoni guadagni, in particolare alla corporazione dei somieri che assicuravano il trasporto delle merci, ma richiedeva anche costanti lavori per mantenere la strada del passo accessibile sia nella buona, che nella cattiva stagione.

Nel 1280 i canonici del Duomo di Milano affittarono la Leventina al vescovo Ottone Visconti che volle con questo acquisire il controllo del valico; nel 1290 la valle si rivoltò con una insurrezione capitanata da Alberto Cerro, ma l'insurrezione venne soffocata. Al nord del passo le cose andarono decisamente meglio, Uri si alleò con Svitto e Untervaldo con il patto del 1291. Con la vittoria contro gli Asburgo al Morgarten nel 1315 si rafforzò l'unione. Presto anche altri cantoni si aggiunsero al primitivo nucleo, assumendo sempre più indipendenza e forza. All'inizio del XV secolo la Lega svizzera, e Uri in particolare, vollero assumere il controllo del Passo e invasero la Leventina, una prima volta nel 1403. Nel 1422 i Milanesi ne ripresero il controllo, ma dal 1439 fino al 1803 la vallata meridionale del passo restò costantemente sotto controllo di Uri.

La costruzione del ponte del Diavolo, opera di Carl Blechen, c. 1833 presso la Neue Pinakothek di Monaco

I grandi cambiamenti politici dei suoi inizi furono accompagnati da cambiamenti strutturali relativamente limitati. Nel 1550 la mulattiera nella gola del Monte Piottino venne in parte rifatta. nel 1595 venne costruito un ponte in pietra ad arco nella gola della Schöllenen. La via restava essenzialmente una mulatiera che permetteva il trasporto delle merci solo a dorso di mulo, e questo fino quasi all'inizio dell '800.

Il San Gottardo viene chiamato anche La via delle genti e questo nome spiega bene la funzione di questo valico nel passato, una via molto comoda per le persone, ma molto meno per le merci. Secondo i dati che coprono il periodo 1498-1502, si può stabilire che in quel periodo attraversarono il Gottardo circa 170t annue, mentre nello stesso periodo attraverso il Passo del Brennero già passavano 4500t.

Solo nel 1708 si ebbe un sostanziale miglioramento della strada con l'apertura, sotto la direzione del capomastro ticinese Pietro Morettini, di una galleria (Urnerloch) lunga ca. 60 metri nella gola della Schöllenen, che facilitava di molto l'accesso al ponte, evitando la passerella di legno costruita cinquecento anni prima. Nel 1775 venne documentato il primo attraversamento in carozza del valico, da parte del geologo inglese Greville: nei tratti più impervi si dovette smontare il mezzo e traspostarlo a dorso di mulo. L'unico atto di guerra che ebbe per teatro il ben custodito valico avvenne nel 1799, quando l'armata russa del maresciallo Suvorov valicò il passo e si scontrò con i francesi nelle gole della Reuss. Nel XIX secolo un grande salto di qualità, con la costruzione di una vera e propria strada carozzabile, larga su tutto il suo percorso più di cinque metri, e con un nuovo ponte nella gola del diavolo. Questa infrastruttura fu terminata attorno agli anni trenta.

Galleria ferroviaria del San Gottardo [modifica]

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Galleria ferroviaria del San Gottardo.

Venne realizzata in dieci anni, dal 1872 al 1882. Collega le località di Airolo (1.150 m s.l.m.) e Göschenen, (1.110 m s.l.m.). 177 furono le vittime tra le maestranze che contavano anche molti emigranti dalla vicina Italia. Anche il progettista Louis Favre morì senza vedere la fine dei lavori, logorato da un progetto che lo assorbì completamente. Al portale sud, nel comune di Airolo, un monumento dello scultore Vincenzo Vela ne ricorda i caduti. La galleria, della lunghezza di 15 km, venne inaugurata il 23 maggio del 1882.

Galleria autostradale del San Gottardo [modifica]

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Galleria stradale del San Gottardo.

Costruita tra il 1970 e il 1980, corre praticamente parallela a quella ferroviaria. È costituita da un solo tunnel dove il traffico scorre nei due sensi. Venne inaugurata il 5 settembre 1980. Con questa opera si realizzava il collegamento autostradale più diretto tra Amburgo e la Sicilia.

Galleria ferroviaria di base NEAT (Alptransit) [modifica]

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Galleria di base del San Gottardo.

In fase di costruzione, collegherà la località di Bodio (300 m s.l.m.) con quella di Erstfeld (450 m s.l.m.) su una distanza 57 km. La costruzione è iniziata nel 1999, la conclusione dei lavori è prevista per il 2015.

Quelle: wikipedia.org